Cospargo me stesso
di nulla.
forse è meglio.
di nulla.
forse è meglio.
Mah by Vincenzo Bua is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Firmi qui
Conoscevo i passi
quelli che ogni giorno
da casa a scuola
portavano i sensi alla meta.
Immaginavo a fatica
importanti arrivi e improbabili partenze.
Poi,
con tanta vita in corpo,
ne vivevo serenamente le giornate.
Passi avanti,
non ci si stanca mai di dormire,
così come musica porta avanti serate,
in cui il sonno è scomodo invitato.
Passi avanti,
a volte saltelli,
il gusto è lussurioso
gode a guardare gente
invaghirsi della propria lentezza.
Soliti,
noti per la loro incoerente età.
Ci si lamenta del posto degli altri nel mondo,
che sia abito, impiego o natura,
e infine si scade in una affannata ricerca
di anni persi nel buio.
Odio i progetti
quelli in cui,
amore e futuro si presentano al tavolino.
L'unico contratto che firmo
è quello con cui, deciso,
dichiaro guerra al già scritto.
quelli che ogni giorno
da casa a scuola
portavano i sensi alla meta.
Immaginavo a fatica
importanti arrivi e improbabili partenze.
Poi,
con tanta vita in corpo,
ne vivevo serenamente le giornate.
Passi avanti,
non ci si stanca mai di dormire,
così come musica porta avanti serate,
in cui il sonno è scomodo invitato.
Passi avanti,
a volte saltelli,
il gusto è lussurioso
gode a guardare gente
invaghirsi della propria lentezza.
Soliti,
noti per la loro incoerente età.
Ci si lamenta del posto degli altri nel mondo,
che sia abito, impiego o natura,
e infine si scade in una affannata ricerca
di anni persi nel buio.
Odio i progetti
quelli in cui,
amore e futuro si presentano al tavolino.
L'unico contratto che firmo
è quello con cui, deciso,
dichiaro guerra al già scritto.
Firmi qui by Vincenzo Bua is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Il Giovine
E' inutile parlare
con chi,
per assurdo,
ha disimparato a sentire.
Dall'alto del suo nulla,
ti guarda,
s'esprime a perle
che una dell'altra è la copia.
Ci sarà un giorno,
forse,
in cui anche tu,
o giovine, uscirai da quel circolo.
Allora indisposto
ti dirò
quanto tu, sordo,
abbia rovinato te stesso.
per assurdo,
ha disimparato a sentire.
Dall'alto del suo nulla,
ti guarda,
s'esprime a perle
che una dell'altra è la copia.
Ci sarà un giorno,
forse,
in cui anche tu,
o giovine, uscirai da quel circolo.
Allora indisposto
ti dirò
quanto tu, sordo,
abbia rovinato te stesso.
Il giovine by Vincenzo Bua is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Uno
Spiazzato.
Preso in controtempo,
paralizzato a metà, colpito.
Non c'è bisogno del contatto
perché in fondo non siamo che uno ed uno solo.
O meglio, eravamo.
Non c'entra l'età,
non si matura con le perdite.
E' vita,
quella vera.
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Rendez Vouz
La milano grigia,
un po’ tutta, negli occhi un po’ troppo lucidi,
colorata a macchie quando le mani stringono
quando trovano mani e colore.
La milano fredda,
tra la pelle sulla pelle per dar vista di ciò che non è
riscaldata quando aria si colora d’inchiostro,
parole, scritte tra i sensi ed il cuore.
Poi un giorno ti svegli e ritrovi il colore,
parlato da chi è giardino nel buio
tra l’incontinenza del troppo rumore,
felici con le mani nel freddo,
Milano solo uno sfondo al ritrovarsi amici.
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Gocce
Piangiamo,
cielo ed anima.
L'enfasi delle foglie,
la loro danza in pioggia.
Annega la luce,
s'erge il lampione;
silenzio tra le siepi.
Cadono;
il ritmo è d'un blando rumore,
ed è la pioggia il maestro,
nessuno, però, ne coglie il fragore.
Auto, persone;
non è preso il clangore.
Mezzanotte e la pioggia:
"che odore".
Non viaggio,
resto qui alla finestra;
tutto è fermo
mentre tutto rinnova l'odore.
Ch'io possa tremare,
piangere, fotografare il momento
che la notte regala,
che la pioggia incorona.
Alberi in bagno,
pioggia che rinnova,
del domani, noi,
abbiamo solo un'idea.
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Cordoglio
Il cielo è azzurro,
una sonora condanna.
Nuvole come fiori.
Un segno di pace,
tra coloro che pace non hanno.
Le parole non esistono,
tranne una,
il rimbalzo di rabbia e dolore.
Guarderò il cielo,
un po' più in là,
so che troverò te,
vicino al mio credo da scettico.
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Deglutire
Vibra la paura,
quando s'insinua,
quando stringe,
matura.
E non c'è uscita,
picchia più forte,
destabilizza, sfotte,
e incauta, ride,
la vita.
Cadono in pezzi,
bruciano, le orme,
gli orologi saltano,
e saltano le idee,
buio.
Niente avanti,
buio dietro,
e quando sorridi
non hai che un fine.
Vivere ora,
gettare il cuore,
se non paura,
sarà pé amore.
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Un passo ancora
Trema, la mano.
Trema, il destro, l'occhio.
Come se il tempo, dopo anni,
non fosse mai passato, per me.
E cosa mi resta,
se del viaggio conto le pagine
e non i giorni.
Cosa mi resta,
se della salsedine leggo la palla
e non il colore.
Cosa mi resta,
se dinanzi all'uscita tremo
e non faccio altro che
non uscire.
Forse la voglia di combattere,
contro nessuno,
il peggiore dei mali,
me.
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Absolute
Le forme di un cuore possono essere tante;
raccolte in una goccia d'acqua
di mare,
di pioggia,
o formate da una semplice lacrima.
Pane, molliche,
frammenti di meteore,
o semplicemente un biscotto.
Un cartoncino ritagliato,
un disegno colorato,
o un semplice cuore, bianco e nero.
I punti di vista per cui essere innamorati sono tanti.
La complicità di una vittoria,
la sofferenza di una conquista,
o semplicemente un bacio.
Musica che circonda e ovatta,
imbeve l'aria e inebria i sensi,
occhi chiusi;
tutto, è tutto in un bacio.
I punti di vista dell'amore sono tanti.
Provate ad unirli.
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Attese
A volte vorremo volare.
Sopra le terre.
Oltre gli sguardi.
Più veloci del tempo.
A volte vorremmo chiudere gli occhi.
Vorremo che fosse già domani,
o domenica.
Vorremmo, riaprendoli,
essere altrove,
o altri quando.
A volte vorremmo semplicemente
non dover riuscire a pensare,
a quanto ancora,
seppur ormai poco,
c'è da aspettare.
Eppure la risposta è la più semplice.
Poche lacrime,
tante faccende.
Non pensarci è il metodo migliore;
lasciar scorrere i granelli,
lasciar parlare i fiumi.
Vivere per Vivere.
Anche se,
a volte,
è difficile.
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9 Gennaio 2011
Pensavo a te.
Pensavo, e vedevo,
quella scena in cui
le porte del treno non si chiudono.
Pensavo e vedevo
quel momento in cui
Il mio corpo era diventato vuoto.
Pensavo a quando, a quanto,
ti ho guardata e quanto
volessi ancora guardarti.
Pensavo a quanto è difficile,
quando dovresti partire ed il treno
si prende gioco della nostra
tristezza.
Pensavo a quanto sei bella quando mi guardi.
Vedo i momenti in cui,
bellissima, tu sei lì
a fissarmi.
Ed io che non smetterei mai di guardarti, mi
chiedo se è possibile
che due persone provino la stessa
meravigliosa emozione
nello stesso momento.
Pensavo all’amore. Pensavo
a quanta dipendenza crea.
La dipendenza dalla serenità
di un abbraccio; vorrebbe
essere per sempre; un abbraccio
chiede il prossimo già prima
d’essersi allargato.
E’ come quando disegni
qualcosa; linee hanno bisogno
di punti; fiori hanno
bisogno di colori.
Tu mi completi,
ed oggi mi sento a metà.
Pensavo, e vedevo,
quando le porte del treno
non si chiudevano.
Un sorriso, i tuoi capelli,
e quegli occhi.
Quella è la mia droga.
.
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