1.
Stamattina ti ho guardato respirare
sentito ascoltato
respirare
Correre
respirare
nel credo di sempre che sfuma
la forza di un amore che non sai quanto dura
E non credere – lo sai –
Ci ho provato – lo sai –
A credere per credere
correre per correre
respirare per bruciare:
il miglior modo di vivere
E al mio credo ci ho creduto
Fino in fondo
l’ho abbracciato
Fino alla fine
Fino alla fame.
Fino alla fine
Fino alla fame.
mio padre dietro la grata del parlatoio
taceva o chiedeva del tempo
ed io mi spremevo a decifrargli il volto.
le mani le teneva sul banco e, per imbarazzo,
suonava al tamburo una marcia d'attacco.
stava nel suo acquario, muto come un pesce rosso,
senza dire mai una volta "aiutami, non ce la faccio"
saranno in tanti al banchetto, ecco,
era un brav’uomo, lo ammetto
fermarsi per comprendere meglio
in un ripostiglio come una bara verticale voglio
voglio stendermi nell'acqua, al buio,
sempre che ci riesca, pensa.
pesca pesci dal mare più grande
canta e ricorda il mare dell'alba
la veglia, il corpo nudo di madre terra
la spoglia.
è tempo, il prete fa il suo annuncio
parlate ora o tacete per sempre, sul serio.
qualcuno ha perso il cappello
meglio darlo al vento
sono bianco, non dormo,
questa mattina presto, per il funerale
ho colto fiori di campo.
la grande marcia inizia lenta.
E nello sforzo di vederci insieme
aguzziamo la vista
e cercando la differenza
facciamo la differenza.
che si voglia o non voglia
stiamo nella stessa scatola
a chilometri di distanza
ognuno per sè
e dio per chi lo vuole
nel formicaio d'america
come una sala d'aspetto per anime sole
[...] senza mai guardare in alto la pecora nel campo
pensa alla pecora sepolta una volta soltanto, solo una volta.
poi riprende, un passo dopo l'altro
sotto la pioggia che bagna l'asfalto.
allo specchio
un pensiero tetro
un sogno infranto
e gli occhi cavati dal volto,
rimango cieco nel mezzo del bosco
per aver perso al gioco il mio regno,
mi hanno messo due monete sulle palpebre, in cambio,
per pagare a caronte l'andata e il ritorno.
Ti ho amato veramente, di te gli occhi,
dei tuoi occhi il fuoco dove sai che anch’io brucio.
Volevo scrivere la mia anima come una poesia d’amore,
vivere secondo le sue regole antiche, Splendere e vincere,
dove possibile, confidando nella purezza, per la felicità, almeno.
E invece.
Dov’è l’amore che vince tutto, delle favole che ho raccontate?
Conosco il dolore, se non altro, ecco, e adesso?
Volevo solo vivere e un poco alla volta imparare a volare e cadere, eppure
Anche questo amore ha passato la sua vita breve
ed è morto! come un eroe
Come un idiota! che muore invano.
E ha nella bocca una domanda
Per cosa combattevo?
Gli spiriti delle tenebre non mi avranno. Questa notte, ne mai.
Stelle silenti per gli insonni
A guardarvi insegnate che il tempo è tutto
Che il tempo è niente
Da per un attimo e prende per sempre
raccontatemi voi
quanto vale
vivere puramente
Questo mondo malato,contorto, ha fatto dei soldi la vita, l’aria.
Non c’è futuro, e non c’è storia, c’è solo nebbia, fitta, un tempo che non cambia.
Siamo qui e siamo soli, poveri mortali senza dei ne padri,
raccolti alla fine di un mondo senza più calore,
Il destino è un ideale romantico, in via di estinzione.
In bilico sul precipizio il solo modo per camminare
non è guardare in basso, ma avanti e pregare fino in fondo.
La forza ancora finestra di cuore
aperta nello sforzo di vederci insieme per l’eguale costrutto
e che -insieme- la nostra fiamma, stella cometa, arda oltre la sera,
questa è bella! cosa poco limpida.
Oh lapide friabile, soffio nel vento che sgretola,
frana la casa sicura, come volo di rondini,
fuga
amara costatazione senza perifrasi
anima parafrasi di se
medesima
enigma, sconfitta, cruciverba.
8.
Pagano 500euro al mese
la mia così rara gioia di vivere
la mia disperata forza di amare
Mi impongo ora, oggi, per i giorni che verranno, prima che sia tardi,
contro questa paura di un destino crudele che abita le nostre menti
come caverne infernali, ghiacciai perenni, dove il nodo non si scioglie
e ti resta alla gola tutta una vita come una condanna,
finchè non venga al pettine e ti prenda una morte demente,
perché essa è tale se della vita non le avrai saputo dire niente.
fare carriera? - domani speriamo i soldi - quantità e identità –
disturbo alimentare elevato alimenta velocità del meccanismo digerente –
leggi fisiche incomprensibili per reali problemi nel concepire il reale –
si perda la gioia in troppi fastidi allora vedremo poche cose alleggerite alla logica dall’immaginazione – si inneggi agli stanchi teschi
anoressici
e quando le cose acquisteranno un senso? improvvisiamo soluzioni provvisorie
senza previdenza alcuna nell’autodistruzione cieca strada senza uscita –
dimentica i tuoi simili – ignora il tuo interlocutore – abbandona te stesso
in caso di difficoltà, e si salvi chi può – dio non esiste
e se esistesse veramente non esisterebbe –
alone – profitto e distruzione.
tutto per ingannare il tempo
sic transit gloria mundi – non urlo straziante,
ma fiato di flauto nel vento perenne.
10.
ingombriamo le nostre case di fatica a camminare
invidiamo tutto ciò che sta sdraiato
stare fermi sepolti a guardare crescere l'erba sui cieli
aspettare prospettive migliori che non verranno
o stupiranno gli sciocchi con le loro delusioni
sono stato fragile, umano, arco teso al dolore
e alla voce che chieda motivi o ragioni
la Sibilla leggera scaverà il destino nelle viscere degli uccelli
messaggeri degli dei ignoranti alla terra
e nel fuoco illuminerà di voce altra
i muti sussurri mutili
cercandoli candidi
in abili stratagemmi di fede e suggestione
serbando per lo scettico
-professionista del caso-
un divino tiro di dado.
Ecco. Ecco che scende la notte perenne
Per averci per sempre
Simili, idioti, uguali gli uni agli altri
I vermi nutrono la terra, hanno 4 cuori,
eppure non distinguono il bene dal male
sono ciechi, e mangeranno ugualmente vinti e vincitori
Nessun miracolo ci attende, se non facciamo niente.
il maestro d’occidente cade, va in pezzi e si infrange.
Ecco un impero in punto di morte che non si pente
Anime, belle anime
Aggrappate alle anime senza domani
ai relitti che la tempesta concede
a questo cielo inabitato così pieno di neve.
Dio ci guardi
e facciamolo divertire
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